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Salva Milano: un de profundis atteso

Milano, capitale economica d’Italia e simbolo di innovazione, ha vissuto negli ultimi anni una trasformazione urbanistica radicale. Grattacieli avveniristici hanno ridisegnato lo skyline della città, ma a quale prezzo? Il cosiddetto “Salva Milano”, un provvedimento urbanistico nato per incentivare lo sviluppo edilizio, si è rivelato un cavallo di Troia per la speculazione incontrollata, portando alla luce falle normative, disparità legislative e possibili illeciti.

Una norma che ha favorito pochi a discapito di molti

A Milano, le norme urbanistiche hanno consentito ciò che altrove era vietato. Costruttori e tecnici hanno potuto realizzare imponenti volumetrie senza adeguati oneri di urbanizzazione e senza garantire opere di mitigazione urbana, come marciapiedi, aree verdi e parcheggi. Questo ha generato vantaggi economici enormi per gli operatori del settore, ma ha lasciato la città con una qualità della vita in deterioramento.

L’Associazione Piccoli Proprietari Case (APPC) ha sempre manifestato preoccupazioni su questa interpretazione delle norme. Ora, con le indagini in corso e le prime ipotesi di reato che emergono, diventa essenziale che la magistratura possa operare senza ostacoli.

Il ruolo della speculazione edilizia

Il “Salva Milano” si è inserito in un quadro più ampio di speculazione edilizia che ha trasformato la città non solo urbanisticamente, ma anche sociologicamente. Costruttori e investitori hanno sfruttato la necessità di tutelare il suolo per giustificare demolizioni e ricostruzioni di edifici degradati, spesso utilizzando procedure semplificate come la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) anziché i più rigorosi permessi di costruzione o piani di recupero.

Questa strategia ha portato enormi risparmi in termini di oneri urbanistici e ha permesso di evitare la realizzazione di infrastrutture necessarie per ridurre l’impatto ambientale delle nuove costruzioni. Il tutto, spesso, sotto il velo di una presunta “green economy”, che si è rivelata, invece, un semplice pretesto per giustificare operazioni speculative.

Le indagini e il nodo della giustizia

Le inchieste in corso stanno facendo emergere un quadro allarmante: non solo un’interpretazione disinvolta delle norme, ma ipotesi di reati più gravi che coinvolgono il mondo urbanistico e politico. Le pressioni esercitate per difendere questo modello di sviluppo sono state forti e giustificate con il timore di un crollo economico in caso di blocco dell’edilizia milanese.

La sentenza del TAR, che non ha accolto il ricorso dei tecnici, non può essere vista come una legittimazione della sospensione del servizio degli uffici urbanistici. Un atto può essere formalmente corretto dal punto di vista amministrativo, ma costituire comunque un’ipotesi di interruzione di pubblico servizio, con implicazioni penali da valutare attentamente.

Quale futuro per Milano?

La revisione del Piano di Governo del Territorio (PGT) sarà un’occasione cruciale per ridefinire il futuro di Milano. La città deve decidere se vuole essere a misura di chi la vive e ci lavora o diventare un hub di transito per investitori, turisti e residenze di lusso. La crescita edilizia deve essere sostenibile e rispettosa delle esigenze della comunità.

Le preoccupazioni per la perdita degli acconti versati dai promissari acquirenti in seguito al blocco dei cantieri sono fuorvianti: esistono garanzie legali, come fideiussioni e polizze postume decennali, che proteggono gli acquirenti. La vera questione è la gestione del territorio e la tutela dell’interesse pubblico.

Un nuovo modello urbanistico per Milano

Per evitare il ripetersi di simili situazioni, occorre avviare un’indagine approfondita sullo sviluppo urbanistico degli ultimi dieci anni, individuando chi ha tratto vantaggi indebiti a scapito della collettività. La Corte dei Conti ha già segnalato possibili danni alle entrate comunali per centinaia di milioni di euro a causa della deregolamentazione delle costruzioni su aree dismesse.

Il nuovo PGT deve essere frutto di un confronto serio e inclusivo, coinvolgendo tutte le forze politiche, le associazioni di cittadini e non solo gli operatori del settore edilizio. L’urbanistica non può essere un affare per pochi, ma deve diventare uno strumento per migliorare la vita di tutti.

Parallelamente, il Parlamento deve avviare una riforma radicale della legge urbanistica, che affronti il problema della carenza di alloggi accessibili per il ceto medio e che favorisca il recupero del patrimonio edilizio esistente senza ulteriore consumo di suolo. Modifiche normative mirate potrebbero incentivare investimenti privati e pubblici, creando un sistema abitativo più equo e sostenibile.

Conclusione

Il “Salva Milano” ha rappresentato un esempio di come la deregolamentazione possa favorire pochi a discapito di molti. Ora che il vaso di Pandora è stato aperto, è necessario che la città prenda atto dei propri errori e intraprenda una nuova direzione, così come auspicato nell’articolo del nostro presidente nazionale Vincenzo vecchio, pubblicato sul Sole 24 Ore.

Milano deve tornare a essere una città costruita per le persone, non per la speculazione.

 

 

—> LEGGI L’ARTICOLO DELLA SEDE NAZIONALE A.P.P.C. <—

 

 

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